Settima lezione di clown!

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Ecco pubblicato il settimo “video tutorial” delle mie “lezioni di clown”. In questo caso si parla di un classico: i palloncini che, si sa, fanno scena e sono amatissimi dai bambini.

A breve proseguirànno le “lezioni” spettacolo dal vivo a Viareggio e in altri luoghi.

A gennaio ho passato 6 giorni di full immersion a Barcellona.

Un altro progetto riguarda la stesura del mio ebook sul clown e che verrà lavorato su più fronti: la storia, la ricerca delle gag da proporre e la raccolta di materiali fotografici. Tutto questo per riuscire ad appagare l’intelletto,  il cuore e provocare sensazioni da cui partire.

Sull’insegnare ho imparato a Barcelona che occorre entrare in un altro “tempo”  con la propria classe e che tutto ciò non ha niente a che vedere con lo spettacolo. Ognuno ha le risorse per insegnare a se stesso e aggiustarsi secondo le proprie necessità, ma per poterlo fare deve essere messo in condizione di poter giocare. Il gioco permette l’apertura,  l’elasticità necessari per spingersi laddove occorre prendere ciò che ci serve. Ma ciò comporta anche diversi rischi che solo un punto di vista esterno (l’insegnante attento) riesce a scorgere e prevenire.

L’attuale scena italiana è controversa e decadente perché la quasi totalità delle persone è immersa in uno stile di vita consumistico che non contempla più realtà come il silenzio, il digiuno, la consapevolezza di ciò che ci attraversa e l’importanza di fermarsi a dire no.

E’ una società maternalistica dove incessante è il “bisogno” di sentirsi rassicurati, costante il  “bisogno” di riconoscersi in un tormentone o in qualcuno o in qualcosa di famoso per sentirsi vivi. Come degli automi, le persone si muovono nel solco della propria sterile ripetitività. E tutto questo viene rispecchiato soprattutto dai programmi piccoli e borghesi della comicità italiana dove tutto serve le logiche del mercato imperante.

Ma la vera comicità non abita lì. La vera comicità graffia, taglia, picchia imprevedibile sorprendendo e costringendo a pensare e a chiederci a che punto siamo del nostro cammino verso l’Uno.

I comici devono imparare a diventare “imprenditori di se stessi” e sfruttare all’ennesima gli strumenti multimediali che abbiamo la fortuna di avere a disposizione per diventare il più possibile anarchici e autarchici…

       

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